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Giro del Latemar in Mtb: tra Dolomiti e i segni della tempesta Vaia

Dopo l’avventura a Canazei, attraverso Col de Rossi, Fedaia e Porta Vescovo, oggi è il momento di un’altra raidata con le nostre Mtb. Il giro del Latemar in Mtb è un must del Trentino in Val di Fassa. In voga tra i biker ha diverse varianti. Consultando varie fonti troviamo parecchie tracce simili a quella che abbiamo in programma per oggi.

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Tutte però prevedono un giro in senso orario, sfruttando, per la prima salita, gli impianti a Predazzo, nei pressi dello stadio del salto. La risalita con gli impianti taglia di molto il dislivello e, secondo il nostro punto di vista, anche la bellezza dei sentieri che intendiamo percorrere viene meno valorizzata.

Giro del Latemar in Mtb: proviamo in senso antiorario

Scegliamo quindi un anello che gira in senso antiorario, affidandoci un po’ alle mappe, alla nostra conoscenza della zona ed al nostro intuito.

Partiamo da Campitello di Fassa. Ci attendono diversi chilometri di discesa lungo la ciclabile del fiume Avisio. La giornata è splendida e si preannuncia calda ma la mattina presto, in discesa lungo il fiume, qui in Val di Fassa l’aria è bella frizzante e un antivento è più che utile.

Poco prima di Soraga abbandoniamo la ciclabile, attraversiamo la statale di fondovalle ed iniziamo a salire, seguendo le indicazioni per il percorso 902 che ricalca il tracciato della Val di Fassa Bike. Noi lo percorreremo solamente nella sua parte finale, lasciando la micidiale salita del Lusia ad un’altra escursione.

Saliamo su pista forestale. Superata una fattoria, si intervallano passaggi nel bosco e nei pascoli e ci dirigiamo verso la località Tamion. In alcuni tratti ci avviciniamo alla strada che da Vigo di Fassa porta al Passo Costalunga (o Carezza), ne sentiamo i rumori ma per il momento proseguiamo in off-road. Superiamo qualche cancello a protezione del bestiame, il fondo è buono e la salita non troppo dura, salvo un paio di strappi particolarmente impegnativi.

Saliamo ancora e troviamo le indicazioni per il percorso 902 che svolta decisamente a sinistra, noi proseguiamo sulla destra e dopo poche decine di metri arriviamo alla strada per il passo. Ora la imbocchiamo e la seguiamo per alcuni chilometri, in leggera salita, a tratti addirittura pianeggiante. La carreggiata è ampia, il traffico non eccessivo.

Lo spettacolo impietoso lasciato dalla tempesta Vaia

E’ qui che vediamo, per la prima volta oggi, gli effetti disastrosi della tempesta Vaia, che nell’ottobre 2018 ha devastato ampie zone del nord-est dell’Italia. Vedere distese di alberi a terra come fossero stuzzicadenti lascia senza fiato. Ora, a quasi tre anni di distanza, molti alberi sono stati recuperati ed ammassati in immense cataste. Rimangono comunque evidenti le tracce della tempesta. Purtroppo, i segni di questo disastro rimarranno visibili per molti anni ancora.

Arriviamo al Costalunga, un Passo decisamente facile per i ciclisti, che supera di poco i 1.700 metri di quota. Foto di rito e proseguiamo in fretta, perché c’è vento e siamo abbastanza accaldati. Abbandoniamo la strada e, come ci succede tante volte, là dove gli stradisti cominciano la discesa, noi continuiamo a salire. Oltrepassiamo gli impianti da sci ed imbocchiamo una forestale (il bosco, anche in questo punto non c’è più) in direzione Lago di Carezza e Obereggen.

Si sale verso il Letemar

La strada sterrata è ampia e, anche se non ci sono molti turisti a piedi, ci sarebbe posto per tutti, noi e loro, senza infastidirci. Da qui si può scendere facilmente verso l’incantevole lago di Carezza, seguendo alcune indicazioni verso destra. Noi oggi preferiamo mantenere il più possibile la quota per evitare, almeno in parte, la dura salita asfaltata da Obereggen al Passo di Pampeago. E’ in questo tratto che il percorso va studiato, interpretato, a volte inventato. Alterniamo tratti su forestale a deliziosi single-track nel bosco. Ci orientiamo con le indicazioni e con la mappa che abbiamo sempre nel nostro zaino.

Non troviamo particolari difficoltà tecniche ne’ salite troppo ripide. Siamo finalmente in un bosco pressoché intatto ed i panorami che si aprono talvolta verso la bassa valle a destra e verso il massiccio del Latemar a sinistra sono incantevoli. Siamo continuamente combattuti se continuare a pedalare o fermarci a fare qualche foto.

Arriviamo alla strada asfaltata che sale da Obereggen, oltre il tratto più duro. La strada è stretta ma poco trafficata. Più avanti, verso il passo, sarà addirittura vietato il transito ad ogni mezzo a motore. Poco frequentata anche da ciclisti e ci permettiamo di consigliarla anche agli amanti del gravel perché veramente impegnativa ed immersa in ambiente d’alta montagna, non sempre raggiungibile con le bici da strada.

Ci fermiamo per una sosta ristoro quando manca circa un chilometro alla vetta. Poi riprendiamo fino ad arrivare al Passo Pampeago, in zona costellata da seggiovie e piste da sci. Qui la strada asfaltata spiana per circa un chilometro, per poi scendere a Pampeago. Il passo è sovrastato da una grande palla di legno, visibile già da lontano, dove si può entrare per avere una visione inusuale delle montagne che ci circondano.

Arrivati al Passo, anche questa volta la salita per noi bikers non è finita: poco prima dell’inizio della discesa svoltiamo a sinistra, imbocchiamo un ripido sentiero e poi un’altrettanto ripida pista da sci; vediamo in lontananza Passo Feudo, punto di arrivo della nostra ultima ascesa e massima altitudine di giornata.

La discesa, ripida ma non tecnica

Alle nostre spalle, dietro l’arrivo della seggiovia, parte il sentiero per il rifugio Torre di Pisa, in alto nel massiccio del Latemar, vietato alle MTB e decisamente da fare a piedi. Noi ci dirigiamo nella direzione opposta ed iniziamo una ripidissima discesa su carraia tracciata in una pista da sci.

I punti più ripidi sono cementati; la discesa è veramente ripida, di sicuro oltre il 50%; lunga abbastanza da rendere incandescenti i nostri freni. Procediamo con prudenza, per evitare un surriscaldamento eccessivo. Arriviamo dopo alcuni minuti in località Gardonè, attrezzata con diverse attrazioni per bambini ed anche con una monorotaia per elettrizzanti discese tra gli alberi. Noi proseguiamo ed imbocchiamo una strada forestale, ancora ripida, seppur meno della precedente pista. Svoltiamo a sinistra per affrontare un ripido sentiero che scende sotto la cabinovia ma indicazioni di divieto ci avvisano che è chiuso anche al transito di pedoni, così torniamo sui nostri passi.

Poco dopo, ripresa la forestale, raggiungiamo il fondovalle, lo stadio del salto e da qui la ciclabile che ci riporterà, ora in leggera salita, al punto di partenza.

A chi volesse evitare il trasferimento su ciclabile prima e dopo l’anello, consigliamo di lasciare l’auto nell’ampio parcheggio dello stadio del salto e risalire la ciclabile fino a Soraga, da dove proseguire come già descritto.

Per quel che ci riguarda, noi siamo come al solito partiti autonomi per viveri ed acqua. Abbiamo portato anche le protezioni, poi risultate inutili visto che abbiamo trovato chiuso l’ultimo sentiero e siamo quindi scesi su forestale. Il k-way in montagna è comunque d’obbligo, anche in caso di bel tempo.

Volendo evitare il peso dello zaino, per mangiare si potrebbero sfruttare i rifugi che si trovano sul percorso. Consigliamo comunque qualche energetico, perché i chilometri ed il dislivello sono tanti.

Giro del Latemar in Mtb: se volete farlo anche voi.

  • Lunghezza: 67 km.
  • Dislivello 1.700 mt.
  • Quota massima: 2.121 mt. s.l.m.

Accessori consigliati: k-way, ripara gomme, smagliacatena, carta dei sentieri. Percorso adatto a bikers mediamente esperti.

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