Il 2026 volge ormai al termine e con esso uno degli anni più incerti per il nostro movimento di eventi amatoriali.

Da un lato ci sono gli eventi di nuova generazione, molto diversi tra loro: si va dai piccoli gruppi di giovani volenterosi ma con poca esperienza fino ai grandi eventi gestiti da professionisti del settore. Hanno però un elemento in comune: nascono quasi sempre con il sostegno di amministrazioni locali o regionali, e le sovvenzioni pubbliche sono la loro principale fonte di sostentamento. In queste condizioni è difficile immaginare un progetto a lungo termine, sia per ragioni economiche sia per il peso della burocrazia e il grande impegno richiesto, che pochi, tra le nuove generazioni, sono disposti a sostenere nel tempo.

la partenza della Straccabike anno 1993

Gli storici senza ricambio

Dall’altro lato ci sono gli eventi storici, quelli che più hanno risentito dei cambiamenti degli ultimi anni. Nati dalla sola passione e dal desiderio di stare insieme, sono portati avanti sempre dai soliti noti. Dopo anni di servizio, però, queste persone faticano a stare dietro agli adempimenti burocratici, ai costi sempre più alti e ai carichi di lavoro. Senza un adeguato ricambio generazionale, molti di questi eventi rischiano di scomparire per sempre.

C’è poi un paradosso da considerare. Agli occhi degli appassionati può sembrare che le manifestazioni stiano morendo: basti pensare alla Dolomiti Superbike, alla GF Monteriggioni o alla Capoliveri Legend Cup. In realtà il numero complessivo di eventi non è solo costante ma in crescita su tutto il territorio nazionale, complice anche l’avvento delle bici Gravel. Nell’ultimo anno si stimano oltre 700 manifestazioni amatoriali, agonistiche e non, distribuite su appena 52 settimane. Un dato che, da solo, rende l’idea di quanto l’offerta sia ormai sproporzionata rispetto alla domanda.

Il motivo è semplice, e lo abbiamo accennato all’inizio. Molte amministrazioni cercano per il proprio territorio un evento sportivo capace di attirare attenzione, affidandolo a un gruppo locale o a una grande società organizzatrice. L’evento si svolge per qualche anno, poi passa di mano oppure muore. Pensateci: quante manifestazioni nate negli ultimi 5 anni vi sono rimaste impresse, anche solo come nome? Oggi far nascere un evento e sperare di vederlo crescere per 15-20 anni è quasi un’impresa.

Quando si correva per il proprio paese

Un tempo, nei piccoli centri, lo spirito di aggregazione e il senso di comunità erano il vero motore di una manifestazione. Non si organizzava una gara per qualcosa o per qualcuno, ma prima di tutto per il proprio paese e per la propria gente. L’esempio più lampante è Kurt Ploner, per decenni sindaco e organizzatore della Dolomiti Superbike.

Purtroppo il mondo è cambiato, e la scelta di fare o non fare qualcosa si riduce spesso e volentieri alla sola questione economica.

Una questione che, del resto, non è affatto secondaria. Un tempo la continuità di una manifestazione era garantita anche dagli sponsor, locali e di settore, una realtà che oggi è quasi scomparsa. Sempre più aziende preferiscono investire negli influencer o nella pubblicità online, piuttosto che staccare assegni per sostenere il progetto di un evento. Aziende che, in alcuni casi, hanno esse stesse perso la propria identità storica, concentrandosi soltanto su numeri e obiettivi.

Tutelare la vera forza del movimento è una necessità

Resta però un fatto importante e indiscutibile: la vera forza di questo movimento è il settore amatoriale, fatto di atleti e di organizzatori solidi. Se queste due realtà non verranno tutelate, a cominciare da federazioni ed enti fino alle aziende del settore, si rischia che un bel giorno quegli eventi che negli anni sono diventati un’assoluta garanzia, e che hanno contribuito a far crescere un intero movimento, diventino soltanto un lontano ricordo.