Per oltre trent’anni il logo Cannondale ha viaggiato attaccato ai numeri di gara più importanti della Coppa del Mondo di mountain bike. E’ notizia di qualche giorno fa infatti che dal 2027 quella storia si chiude. La casa americana ha annunciato che la stagione 2026 della Coppa del Mondo sarà l’ultima del suo storico programma di competizione ufficiale, Cannondale Factory Racing (CFR), mettendo fine a più di 30 anni di presenza ininterrotta nell’élite della mountain bike.
La fine di un’era
Il Cannondale Factory Racing non è stato un team come tanti altri. Per decenni è stato un punto di riferimento nello scenario XC mondiale, sia per i risultati sportivi che per il ruolo svolto nello sviluppo delle biciclette poi arrivate sul mercato: una vera officina di test per le tecnologie che hanno segnato l’evoluzione della mountain bike moderna.
La stessa azienda ha confermato che il 2026 sarà una stagione d’addio per la squadra targata CFR, e ha scelto di raccontarla come una celebrazione piuttosto che come un funerale. Nel comunicato ufficiale, Cannondale dichiara di voler trasformare quest’ultimo anno in un ringraziamento collettivo verso corridori, meccanici, ingegneri e staff che hanno fatto parte di uno dei programmi più rispettati della Coppa del Mondo. Le parole scelte sono dirette: si parla di una stagione vissuta come “celebrazione”, un modo per ringraziare tutto l’anno corridori, staff e tifosi che hanno costruito uno dei programmi più rispettati di questo sport.
Curiosamente, la notizia arriva proprio dopo la vittoria di Luca Martin a Lenzerheide — segno che la decisione non nasce da motivi sportivi, ma da una più ampia ristrutturazione aziendale. Solo poche settimane fa era emerso che la casa madre, Pon.Bike, prevede di chiudere lo stabilimento esclusivo di assemblaggio Cannondale ad Almelo, nei Paesi Bassi, entro la fine del 2027 — una misura che coinvolgerebbe circa 120 posti di lavoro, parte di una riorganizzazione della produzione verso impianti condivisi con altri marchi del gruppo.
Nasce Cannondale Rogues: meno gara, più narrazione
Il marchio non abbandona del tutto la competizione, ma cambia completamente filosofia. A partire da gennaio 2027 nascerà il programma Cannondale Rogues, una struttura molto più ampia di un classico team factory, che riunirà corridori professionisti, creator di contenuti, leader di community e nuove figure emergenti provenienti dalla mountain bike, dal gravel e da altre discipline collegate.
L’obiettivo dichiarato è connettersi più direttamente con i ciclisti e amplificare la presenza del marchio oltre i circuiti di gara. E qui arriva la frase che racconta meglio di ogni altra il cambio di paradigma: il ruolo di questi nuovi ambasciatori sarà “vivere il marchio: pedalare sulle nostre bici, raccontare le loro storie e connettersi con i ciclisti che fanno di Cannondale ciò che è”.
Non più atleti selezionati per vincere gare, ma volti scelti per generare contenuti, engagement, narrazione. Non più cronometri, ma metriche social.
Più eventi, più esperienze, meno gara pura
Il cambio di strategia comporterà anche un maggiore investimento in eventi, test prodotto e attività dirette al pubblico. Parte delle risorse finora destinate al team di Coppa del Mondo verrà reindirizzata verso esperienze dimostrative e iniziative pensate per avvicinare il marchio a un pubblico più ampio.
Cannondale assicura comunque di voler restare presente nell’alta competizione: continuerà a essere legata al ciclismo su strada e al gravel attraverso gli accordi con il team EF e il programma femminile St. Michel, mentre nella mountain bike manterrà una presenza competitiva con nuove formule ancora da definire.
Un sintomo, non un caso isolato
La chiusura di Cannondale Factory Racing si inserisce in una tendenza sempre più visibile nel settore ciclistico, dove i marchi cercano di bilanciare l’investimento nella competizione pura con strategie di marketing digitale, creazione di contenuti e costruzione di community.
Il lancio di Cannondale Rogues nel 2027 è proprio il simbolo di questo cambio di modello: meno dipendenza da un’unica squadra d’élite, più puntata su una rete di ambasciatori con maggiore portata mediatica e social. Nel frattempo, la stagione 2026 sarà l’ultimo capitolo per uno dei nomi più iconici nella storia della Coppa del Mondo di MTB — l’ultima gara vera prima che il podio passi, almeno in parte, dal feed Instagram.
Perchè non si cercano più gli atleti che vincono?
C’è qualcosa che stride in questa operazione. Cannondale non è un marchio nato ieri: la sua credibilità tecnica è stata costruita proprio sul banco di prova più severo che esista, la gara. Ogni Scalpel, ogni Lefty è passata prima sotto il fango della Coppa del Mondo. Spostare le risorse su creator e ambasciatori non è solo marketing: è rinunciare a una parte dell’identità del marchio, quella che diceva “siamo i migliori perché lo dimostriamo in pista”, non “lo diciamo bene sui social”.
La logica economica si capisce: un contenuto virale arriva a milioni di persone che non guarderanno mai una gara di XC, ma comprano comunque una bici. Dal punto di vista del bilancio ha senso. Dal punto di vista dello sport, è una resa.
E qui nasce la domanda più scomoda: se i grandi marchi smettono di cercare atleti e iniziano a cercare follower, cosa resta da sognare a un ragazzino che si allena ogni giorno, vince le gare giovanili e sale di categoria a costo di enormi sacrifici? Fino a ieri poteva immaginare un percorso chiaro: vincere, farsi notare, essere scout-ato da un team factory. Oggi quella scala rischia di restringersi a pochissimi posti, mentre si apre una scorciatoia diversa: meno talento puro, più personalità da camera; meno watt per chilo, più engagement.
Non è solo un cambio di strategia, è un cambio di valori. Se il merito sportivo conta meno della capacità di “fare contenuto”, il rischio è selezionare atleti-influencer invece di campioni — e che il ciclismo giovanile perda uno dei suoi motori più potenti: la certezza che il talento, da solo, basti a costruirsi un futuro da professionista.
