Se sei un biker con qualche anno sulle spalle, probabilmente lo sai già: le gare non sono più quelle di una volta. I numeri non sono più quelli di una volta, eppure il numero di eventi è esploso, le bici si vendono, i sentieri sono affollati. Cosa sta succedendo quindi davvero? Ne avevamo già parlato qui, ma oggi vogliamo ancora approfondire l’argomento…

Il paradosso del settore MTB in Italia

Il settore del ciclismo fuoristrada italiano vive una contraddizione apparente: mentre le gare agonistiche tradizionali perdono partecipanti a ritmo costante da oltre un decennio, il cicloturismo in bicicletta esplode con numeri record. Non si tratta di un settore in crisi, ma di un settore in profonda trasformazione culturale.

Tre punti chiave

Secondo una nostra stima, le gare agonistiche hanno subito un calo di partecipanti del 45% in 8 anni. Ne risentono in particolare eventi storici come la Dolomiti Superbike, complici anche gli aumenti di gestione. Ma c’è anche meno fedeltà nelle gare tradizionali e vicino casa. Ne avevamo parlato in questi due articoli..

Il calo delle gare agonistiche: -45% in 8 anni

Partiamo dai numeri, che sono impietosi. Confrontando i dati di cronometraggio del 2015 con quelli del 2023 per le principali granfondo e marathon in mountain bike italiane, il risultato è un calo del 45% nel numero di arrivati. Non è una percezione, non è nostalgia: è il dato oggettivo, misurato gara per gara.

La Dolomiti Superbike — la regina delle marathon italiane — è passata da 4.554 arrivati nel 2015 a 2.209 nel 2023. Più della metà dei partecipanti è sparita in otto anni. La HERO di Selva Val Gardena, la Tre Valli, la Capoliveri Legend Cup: tutte con cali tra il 38% e il 55%.

Le gare che superavano le mille presenze? Nel 2015 erano circa una ventina. Nel 2023 si contano sulle dita di una mano — forse sei, forse sette nelle stagioni migliori.

La cosa che fa più riflettere è questa: il calo era già in corso prima del COVID. La pandemia ha aggravato tutto, ma non ha causato il problema. Lo ha solo reso più visibile. E il rimbalzo atteso nel 2022–2023 non c’è stato nella misura sperata.

DETTAGLIO PER GARA

GaraLuogoArrivati 2015Arrivati 2023Variazione
Dolomiti SuperbikeVillabassa (BZ)4.5542.209-51%
HEROSelva Val Gardena (BZ)~3.5001.945-44%
GF Tre ValliTregnago (VR)~2.8001.271-55%
Capoliveri Legend CupCapoliveri (LI)~2.2001.256-43%
Marathon Riva del GardaRiva del Garda (TN)~1.8001.111-38%

* I dati 2015 sono in parte stimati sulla base del confronto con i dati 2023 pubblicati da Pianeta Mountain Bike

La proliferazione degli eventi: più offerta, meno partecipanti per evento

Paradossalmente, il numero totale di eventi dedicati al ciclismo in Italia è aumentato significativamente negli ultimi 10 anni. Nuove discipline come il gravel, l’enduro, il bikepacking e le gare e-bike hanno moltiplicato il calendario. Ogni weekend ospita decine di eventi in concorrenza diretta.

Il risultato è che la stessa platea di ciclisti agonisti si distribuisce su un numero sempre maggiore di appuntamenti, abbassando la media di partecipanti per evento. La torta non è cresciuta quanto l’offerta, e ogni fetta è diventata più piccola.

I nuovi format che hanno frammentato il calendario

  • Gravel — Da quasi zero eventi nel 2015, oggi conta centinaia di appuntamenti annuali. Ha sottratto partecipanti alle granfondo MTB tradizionali.
  • Enduro e e-Enduro — Circuiti in crescita esponenziale, spesso organizzati nelle stesse date delle marathon classiche.
  • Bikepacking/Unsupported — Nuova forma di avventura ciclistica senza iscrizione e senza cronometro.
  • E-MTB — Mai esplose veramente, anche se le gare di e-mountain bike attirano comunque un pubblico nuovo ma anche ex corridori MTB che migrano verso la pedalata assistita.

Le cinque cause del calo

Il fenomeno non ha una causa unica. È il risultato di almeno cinque fattori che si sono sovrapposti e amplificati nel corso degli anni.

1.  I costi sono diventati proibitivi

Andare a correre una granfondo oggi è un’operazione economicamente impegnativa. L’iscrizione è salita, il carburante è salito, l’autostrada è salita. In molte gare il pranzo non è più incluso nel pacco gara. Per una domenica fuori casa si spendono facilmente 100€, spesso di più. Per le marathon più blasonate il costo di un weekend può arrivare a 300–400€.

2.  Troppi eventi, stessa base di corridori

L’offerta è esplosa, la domanda non ha tenuto il passo. Al centro-nord ci sono troppi eventi rispetto al numero di corridori che ogni domenica escono con la loro MTB per gareggiare. La competizione tra organizzatori è diventata feroce. In rapporto, gli eventi del Sud Italia, in molti casi invece hanno aumentato i loro numeri grazie ad una concorrenza più bassa.

3.  Un cambio culturale profondo

Il biker del 2026 non è il biker del 2010. La gara della domenica è un rituale che appartiene sempre meno alla mentalità del ciclista moderno. Si preferisce l’esperienza: un viaggio in bici, un weekend gravel, un bikepacking di tre giorni. Si pedala tanto, ma in modo diverso. Più libero, meno strutturato.

4.  Il COVID, l’inflazione post-pandemia e una colpa grande degli organizzatori

Due anni di stop forzato hanno spezzato un ritmo consolidato. Molti corridori abituali non hanno mai ripreso dopo la pandemia. L’inflazione del 2022–2023 ha poi colpito chi aveva già ridotto le gare: con i prezzi alle stelle, la trasferta è diventata una voce difficile da giustificare. Non da ultimo siamo stati anche noi organizzatori che invece di rimborsare iscrizioni già pagate, abbiamo preferito congelarle sulla base di rinvii non programmabili, aumentando una frustrazione generale sotto la Pandemia. Per quanto vale, noi siamo stati una delle poche organizzazioni a NON farlo… Ne avevamo parlato qui…

5.  L’invecchiamento della base agonistica

I corridori storici delle granfondo sono invecchiati, e i giovani non li stanno sostituendo nella stessa misura. Le categorie Master dominano i campi gara da anni ma invecchiano. I ventenni e trentenni di oggi fanno bikepacking, gravel, escono con le trail bike senza pensare alle classifiche. Sono molto amanti dei social, poco della fatica…

Il boom del cicloturismo: i numeri di un’altra storia

Mentre le gare soffrono, il cicloturismo italiano vive un’epoca d’oro. I dati del 5° Rapporto “Viaggiare con la Bici” (ISNART/Legambiente, 2025) sono inequivocabili: il cicloturismo non è più una nicchia, ma rappresenta oltre il 10% del totale del turismo italiano per presenze.

DATI STORICI CICLOTURISMO IN ITALIA

AnnoPresenze (mln)Impatto economico% sul totale turismo
2019 (pre-COVID)54 mln4,6 mld €~5%
2022~50 mln~4,1 mld €~5,5%
202356,8 mln5,5 mld €6,7%
202489 mln9,8 mld €>10%

Fonte: ISNART/Legambiente, Rapporto “Viaggiare con la Bici” 2024–2025

Il cicloturista spende in media 95€ al giorno (104,5€ per gli stranieri), ben al di sopra dei 59,6€ della media generale dei turisti. Il profilo tipico è maschile (70,3%), appartenente alla generazione millennial (30–44 anni) o X (45–60 anni), con capacità di spesa medio-alta. Peccato che molti cicloturisti non partecipino a nessun tipo di evento…

Cosa traina il boom

Tre fenomeni spiegano in particolare l’esplosione del cicloturismo:

  • Il gravel ha sdoganato il fuoristrada a un pubblico enorme che non si era mai avvicinato né alla MTB né alla bici da corsa. Versatili, comode, esplorative, permettono di percorrere strade bianche e sterrati senza l’impegno tecnico di una MTB enduro.
  • L’e-bike ha allargato ulteriormente il bacino, rendendo accessibile la pedalata in montagna a persone che fisicamente non si sarebbero mai avventurate su certi percorsi.
  • Le infrastrutture e la comunicazione digitale: 1,2 miliardi di euro investiti dal 2022 al 2026 in ciclovie turistiche; Instagram, Strava e le app di navigazione hanno reso il cicloturismo fotogenico e virale.

Chi sopravvive tra gli organizzatori?

In questo scenario, non tutti gli eventi stanno soffrendo allo stesso modo. Gli organizzatori che reggono — e in alcuni casi crescono — sono quelli che hanno capito che il loro prodotto non è una gara, ma un’esperienza, anche se non sempre l’idea di investire su un evento completo ripaga. Quello che fa realmente la differenza in realtà ancora nessuno lo sa, poichè sono tutti alla ricerca di un cambio di passo nella promozione della MTB.

Non solo, la serietà organizzativa e l’attenzione verso il “cliente” fanno realmente la differenza fidelizzando l’appassionato, quello che noi di Bike-Advisor facciamo da quando siamo nati e che continueremo a fare, provando novità, come abbiamo fatto con il Supersix Race e con il Gravel-MTB Tour nel 2026.

Certo è, che gli eventi agonistici dovranno continuare a essere tali. Ben venga l’attività collaterale per aumentare le presenze degli appassionati, ma quello che oggi è la reale sfida, è continuare a insegnare l’arte di saper far fatica. E le gare cari miei, dovranno rimanere tali…