Bike Advisor, dopo decenni di esperienza accumulata nel mondo agonistico della Mountain Bike, sta entrando nel settore Gravel e Bikepacking, con l’organizzazione diretta di eventi come il Trail3Regioni e il circuito Gravel MTB Tour, affiancandosi ad altre realtà che condividono questo mondo. Abbiamo così partecipato direttamente all’evento Adriatic Green Trail che, giunto alla sua quinta edizione, si sviluppa interamente nella provincia di Pesaro e Urbino.

Adriatic Green Trail: tre giorni, un evento

L’evento, della durata di tre giorni, ha come location di riferimento Magione Broccoli, egregiamente gestita dalla famiglia Broccoli, nell’immediato entroterra di Fano, a metà strada con Pesaro, in località Santa Maria di Arzilla. Adriatic Green Trail è una manifestazione articolata su tre giorni, svoltasi dal 10 al 12 aprile, con percorsi concatenati: partenza e arrivo di ogni tappa a Magione Broccoli, con il cosiddetto percorso “a margherita”. Ogni giorno la direzione del tracciato aveva come filo conduttore una delle tre città della provincia: il venerdì verso Fano, il sabato verso Urbino e la domenica verso Pesaro. Tutti i percorsi si sviluppano su strade secondarie, sempre poco trafficate, e spesso su strade brecciate; qualche sentiero e single track contribuisce ad aumentare, senza esagerare, il tasso tecnico.

Noi abbiamo partecipato alla tappa di sabato, verso l’entroterra urbinate; ogni partecipante poteva decidere individualmente a quale tappa prendere parte: a una sola, a due o a tutte e tre. Per ogni tappa erano previsti tre distinti percorsi, differenziati per lunghezza e, ovviamente, per dislivello. Percorsi non segnalati, ma forniti in formato GPX per poterli seguire in autonomia con i propri dispositivi. Il campo base, posto a Magione Broccoli, permetteva di pernottare gratuitamente con la propria tenda o con il camper, oppure, con supplemento, all’interno del B&B.

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La nostra giornata

La mattina, all’arrivo al punto di partenza, l’accoglienza ci appare immediatamente calda e familiare, nonostante un’inaspettata nebbia mattutina. La famiglia Broccoli ci offre un’ospitalità eccezionale. Ritiriamo il pacco gara, prepariamo la nostra gravel Guerciotti, offerta in test da Black Road di Villa Verucchio, montiamo la sacca da manubrio per evitare di portare troppo peso nelle tasche della divisa, posizioniamo la tabella di partecipazione e, una volta arrivati tutti i partecipanti, partiamo in gruppo. Siamo in 130 il sabato mattina; le tre giornate della manifestazione hanno raccolto complessivamente 300 partecipazioni.

Non conosciamo quasi nessuno, né i locali né chi proviene dalle varie zone d’Italia — Lazio, Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, ovviamente Marche e chissà quante altre regioni — eppure l’ambiente è subito cordiale: ci presentiamo a chi pedala accanto a noi, magari solo per qualche chilometro, ed iniziamo a salire le prime colline del pesarese, con direzione principale sud-est.

Pronti, Via verso il Montefeltro

La nebbia che ci ha accolto alla partenza, sotto gli archi di AVIS e CSI, svanisce poco dopo e lo sguardo si apre su splendidi paesaggi collinari. Ci allontaniamo subito dalla strada principale e iniziano le brecciate: gli scenari non hanno nulla da invidiare a località ben più famose. Sapevamo bene che le colline marchigiane fossero affascinanti, ora ne abbiamo la prova sotto gli occhi. Forse sono poco conosciute? Sì, forse è proprio così, ma Adriatic Green Trail fa la sua parte per renderle più note, supportata anche dai patrocini delle città di Pesaro, Fano e Urbino e dal progetto “Pesaro – Bici in Comune”.

Continuiamo tra saliscendi sulle colline che, per quanto dolci, ci fanno accumulare velocemente dislivello; i gruppi si creano e si disfano, e qualcuno comincia a invocare il ristoro. Ed eccolo lì che appare quasi dal nulla, organizzato magistralmente grazie alla sponsorizzazione dell’azienda locale Pastificio Girolomoni (il venerdì la sponsorizzazione era della cantina SorRico, mentre la domenica sarà di Via Panoramica, di Gabicce Monte). Usciamo dal ristoro con le giuste energie per riprendere la salita verso Urbino, passando per i monti delle Cesane: qui si stacca il percorso medio e salutiamo gli amici che scelgono la via più breve.

La giornata è ormai soleggiata, ma una leggera brezza crea il clima perfetto per pedalare. Dopo qualche foto ai panorami e alcuni saliscendi, arriviamo a Urbino: passando sotto l’impareggiabile facciata dei Torricini entriamo in pieno centro storico, zigzagando tra studenti freschi di corona d’alloro. Arriviamo in piazza della Repubblica e ci accingiamo ad affrontare la durissima erta di via Raffaello. Con il fiatone arriviamo alla Fortezza Albornoz, che merita sicuramente una visita; poi giù veloci verso il Mercatale e di nuovo in salita fino al centro, prima di scendere sul versante opposto e uscire, un po’ a malincuore, da questa splendida città.

Ora ci aspetta la discesa verso la valle del Metauro, che attraversiamo per salire al Monte Pietralata, senza tralasciare un veloce passaggio nel centro di Fermignano. Matteo, il tracciatore, ci aveva confidato già al mattino che il suo obiettivo era quello di far visitare il maggior numero possibile di borghi, anche a costo, talvolta, di ridurre qualche tratto sterrato. Di sterrato — o brecciato — sul Monte Pietralata ne troviamo comunque in abbondanza, con strade ben tenute, dove i rarissimi tratti di asfalto sono talvolta più dissestati delle brecciate (qui le chiamano “sbrecciate”, un po’ più a nord “imbrecciate”, e al di là degli Appennini sono note come “strade bianche”: insomma, avete capito).

Scendiamo di nuovo, oltrepassiamo il fiume Metauro, entriamo nel paese di Calmazzo e ci concediamo una breve sosta nel bar del paese per prepararci al meglio al Monte Gaifa, la salita più lunga e dura di tutta la giornata, che a tratti toglie decisamente il fiato. Il ciclocomputer segna già 2500 metri di dislivello quando arriviamo a Montefelcino, al secondo ristoro “ufficiale”.

Quasi 3000 metri di dislivello che ne valgono la pena

Il dislivello previsto per oggi è finito — almeno quello “a pagamento” — ma arriva Matteo che ci annuncia un “bonus” offerto dall’organizzazione: altri 700 metri di dislivello. Decidiamo così di fermarci un po’ più a lungo al ristoro. Ora ci aspettano continui saliscendi, con brevi ma talvolta aspre salite, tra i colli di Bargni, Cartoceto e Saltara, transitando anche davanti al museo del Balì.

Ormai l’arrivo si avvicina e lo raggiungiamo scortati da Matteo, attraversando altri tratti di strade brecciate, in cui finalmente gli “scendi” superano i “sali”. Raggiungiamo Villa Magione, dove c’è musica a tutto volume ad accoglierci: foto di rito, medaglia da finisher e un buon piatto di pasta. Salutiamo i nostri ospiti e tutti i nuovi amici conosciuti oggi, alcuni dei quali si preparano già per la terza giornata. Se prima di questo evento eravamo incuriositi dal movimento gravel, ora abbiamo la certezza che rappresenti non solo una parte del futuro del ciclismo, ma già una delle sue espressioni più autentiche.

Pedalare torna alla sua essenza: movimento, esplorazione, amicizia, condivisione, scoperta.

Andrea Penserini