Siamo tornati da Aquila Gravel con il sorriso sulle labbra: una due giorni di ciclismo fantastica, come abbiamo raccontato nel nostro report.

I nostri dubbi sul futuro del movimento ciclistico amatoriale sembrano svaniti: eravamo convinti che il ciclismo fosse in crisi. I numeri, sempre in diminuzione negli eventi agonistici amatoriali, ci avevano indotto a pensare che non ci fosse più voglia di pedalare, di faticare, di godersi le due ruote. Torniamo invece con sensazioni opposte: 120 partecipanti all’evento agonistico del sabato e ben 500 a quello escursionistico della domenica.

L’organizzazione di Aquila Gravel, con Liotto alle spalle, è sicuramente un’eccellenza, ma non è l’unica nel nostro ambiente: ci sono, è vero, esempi di mediocrità, ma anche forti segnali di professionalità da parte di diversi “attori” del movimento, spesso però non confortati dai numeri, che ad ogni evento sembrano decretare un fallimento.

Cosa sbagliano? Qual è la rotta giusta? E perché Liotto sembra non risentirne?

Ecco, ad Aquila Gravel pensiamo di aver trovato una risposta: il movimento amatoriale non è in crisi. Le centinaia di presenze all’evento non agonistico (per la cronaca pochissimi in e-bike, forse solo quelli che non possono davvero farne a meno), i tanti sorrisi, la voglia di pedalare e di faticare non per fermare il cronometro il prima possibile, ma per riportare la pedalata alla sua essenza: il gusto di muoversi in bicicletta, di esplorare posti nuovi, di conoscere persone.

L’eccellenza organizzativa di Liotto e di Aquila Gravel si è manifestata in entrambe le giornate, ma le risposte dei numeri sembrano dare una sentenza chiara. Liotto dimostra di aver capito tutto: producono e vendono biciclette dal 1922. È evidente che non sono nati producendo MTB, e-bike, gravel o bici in carbonio. Sono nati con le biciclette che la gente voleva pedalare in quel momento storico, con le biciclette che le persone potevano permettersi, e così hanno continuato negli anni, fino ad oggi.

Nel loro grande stand espositivo, ai lati del punto di partenza e di arrivo dei due eventi, tante gravel: perché hanno capito che è questo ciò che il mercato oggi chiede. Tra i loro prodotti troviamo ovviamente le bici in carbonio, ma anche quelle in alluminio e persino l’acciaio, che pensavamo scomparso.

Non vogliamo dilungarci su quale sia la bici migliore: ognuno ha la propria. E questo ci è stato spiegato bene da Pierangelo, che ci ha detto come il nodo più importante della loro rete di vendita sia il contatto con il cliente. L’obiettivo non è vendere su catalogo o online, ma confrontarsi con l’utente, capire le sue reali esigenze e l’utilizzo che farà della bicicletta, per costruirgli addosso la soluzione giusta.

Ora il mercato chiede anche le gravel? E gravel sia.

Noi di Bike-Advisor siamo nati e cresciuti a suon di fango e ruote grasse. Ciò non toglie che se nel nostro statuto rientra la promozione della bicicletta, questa deve essere, anche se veniamo da una disciplina diversa. Questo nuovo mondo ci sta appassionando sempre di più. Siamo curiosi, e con tanta voglia di imparare . L’esperienza dell’Aquila Gravel e senz’altro stata positiva. D’altronde il mercato lo fa la domanda, non l’offerta. E la sfida oggi non è capire quale sarà il futuro, ma qual è il presente — e cavalcarlo.

Andrea Penserini