Avevo 8 anni e di quel tempo ricordo una bici “Olmo” di mio nonno, che usavo per girare in paese. Poco più tardi, un po’ guardando Pantani in TV e un po’ trascinato da mio padre, mi avvicinai gradualmente al mondo della bicicletta, fino ad appassionarmene.

I giri in paese divennero giri sulla circonvallazione. E dalla circonvallazione, una volta conquistata la fiducia dei miei genitori, arrivarono le prime strade in salita. L’itinerario era sempre uno: Mercatino Conca – Montelicciano. Quattro chilometri con una media che supera di poco il 6 per cento. Una salita pedalabile che, a quei tempi, era il mio Passo dello Stelvio.

All’inizio facevo solo le prime centinaia di metri, poi arrivai a un terzo del percorso, fino alla fontana del “coppo” dopo appena un chilometro e mezzo e, infine, non ricordo dopo quanto tempo, accompagnato da mio babbo, arrivai in cima. Ricordo ancora il tempo di quel giorno: trentadue lunghi minuti, dopo svariati tentativi nei mesi precedenti.

Da quel giorno la salita di Montelicciano, piccola frazione negli angoli del Montefeltro, è diventata la mia palestra e, negli anni a seguire, continuando a esplorare il mondo in MTB, è rimasta sempre la salita di casa. Verso i 18 anni, quando la salita non era più un problema e facevo più chilometri in bici che in auto, il tempo si aggirava sui 10 minuti scarsi.

Ora, dopo forse un migliaio di ascese e tanti cambiamenti, sono tornato su tempi più vicini a quelli degli esordi, magari non così “primitivi”, ma di certo lontani dai miei migliori.

Ogni volta però, a prescindere dai tempi o dalle prestazioni, la cosa che mi stupisce sempre è che c’è la stessa fatica, la stessa passione e lo stesso piacere. Anzi, forse anche più di prima. Tutto condensato in un percorso che dipende solo da me. Quello stesso sentimento che, negli anni, ha accompagnato quel bambino nella crescita, nello sport e nella vita di tutti i giorni.

Ecco, se stai leggendo questo articolo e per qualsiasi motivo cerchi una scorciatoia per andare lontano, non farlo: non c’è nulla di più bello del fallimento, della perseveranza e della dedizione. Possiamo avere tutti gli strumenti per arrivare in cima a una montagna in auto, in funivia o in e-bike, ma non avremo mai quell’ardore interiore che nasce quando, con le sole nostre forze, ce la siamo conquistata da soli… che sia la salita più dura del mondo o semplicemente quella di casa nostra.

Davide Salvatori