Dal 2020 le abbiamo praticamente viste di tutti i colori. Se pensavamo che la grande recessione dal 2007 al 2013 fosse qualcosa che non dovesse più capitare, ci siamo ben presto dovuti ricredere: prima il Covid, poi la guerra in Ucraina e ora un nuovo conflitto in Medio Oriente.
A pochi, quasi a nessuno, sembra importare che nel frattempo milioni di persone muoiano ogni anno a causa dei cambiamenti climatici che, un tempo, ci eravamo ripromessi di combattere. Ma al momento ciò con cui ci troviamo a fare i conti è una lotta alla sopravvivenza contro i nostri simili.
Tra salari fermi da vent’anni e benzina che invece schizza alle stelle, così come tutto il resto, siamo tornati a fare i conti con difficoltà economiche che non solo non accennano a fermarsi, ma anzi accelerano esponenzialmente. Il tutto, diciamolo, indotto da governanti eletti dai popoli ai quali era stato promesso benessere e crescita.
Ecco quindi che, di questi tempi, passando di fianco a un distributore di benzina con prezzi letteralmente assurdi, dove la speculazione appare evidente e cristallina a tutti, sapere di essere ciclisti appassionati è una vera fortuna.
Avere un mezzo alternativo, ma soprattutto le gambe non solo per spostarsi, ma anche per evadere per un paio d’ore in mezzo a un bosco, lontano da tutto questo caos, è la vera medicina in un mondo che sembra non voler imparare dai propri errori del passato.
E alla fine, forse, la bici sarà la nostra salvezza.
