La mancanza della Dolomiti Superbike nei calendari 2026 è molto più di una gara che non viene più svolta. È, piuttosto, la fine di una vera e propria epoca.
La Dolomiti Superbike non è stata solo un evento, ma un’icona conosciuta in tutto il mondo, dove il mondo della MTB si radunava ogni anno nel piccolo borgo della Val Pusteria.

I primi ricordi: Villabassa 2003

Alla Dolomiti Superbike ho passato alcuni dei momenti più belli da appassionato e da ex giornalista.
La mia prima esperienza con la gara di Villabassa risale al 2003, quando avevo appena 15 anni. Non avevo mai partecipato a una gara maestosa come quella: un paese blindato per un evento di MTB, con un fiume di biker a perdita d’occhio che sembrava non finire mai.

Il clima era quello dei grandi appuntamenti: mongolfiere pubblicitarie, elicottero delle riprese e tantissimo pubblico.

L’anno della neve e della prova più dura

Ci tornai subito con la mia famiglia l’anno dopo, l’anno storico della Dolomiti Superbike. Ricordo che partimmo con una giornata nuvolosa, con sprazzi di sole, e finimmo sotto una fitta nevicata che costrinse gli organizzatori ad annullare l’evento con gli atleti ancora in mezzo alle montagne.

Io ero obbligato al percorso corto, essendo minorenne, e la nostra gara fu l’unica che riuscì a essere portata a termine. Prendemmo solo tanta acqua e pioggia mista a neve. Ma a metà luglio, con il fisico non abituato a quelle temperature e con divise estive, qualche manicotto o smanicato, fu durissima: principi di assideramento un po’ per tutti gli atleti.

L’ultima discesa la affrontai provando a tirare i freni senza sentire minimamente il manubrio sotto le mani. Vedevo solo la bici che rallentava e curvava, perché stavo semplicemente provando ad arrivare all’arrivo.

Ricordo che dopo la gara mi infilai sotto la doccia fredda. Avevo i guantini estivi con le dita scoperte: le mani erano talmente gonfie che non riuscivo a toglierli, non riuscivo a piegarmi per togliere le scarpe e non avevo sensibilità nelle estremità del corpo.

A mio padre andò peggio: rimase fermo a Sesto con una comitiva di altri atleti sotto la neve, rientrati all’arrivo con navette improvvisate e assistiti dai Vigili del Fuoco.
Eppure ricordo una macchina organizzativa perfetta, dove nessun atleta si lamentò e nessuna bici andò persa.

Il valore di ciò che paghiamo

Ricordiamoci, cari atleti, che quando paghiamo un evento non paghiamo solo un percorso segnato e un pasta party. Paghiamo competenza e professionalità.
Poco o molto che sia, l’arte dell’organizzatore è paragonabile a quella di un artigiano. E un artigiano non lo paghi per il costo dei ricambi di una lavatrice, ma perché sa come si ripara un elettrodomestico.

Dolomiti Superbike: Una manifestazione rimasta fedele a sé stessa

Sono tornato a Villabassa come giornalista, dopo che il mondo della MTB è cambiato radicalmente dalla fine degli anni ’90. Le bici sono mutate, così come gli atleti e il clima. Spesso ci lamentiamo che le gare non sono più come quelle di una volta. Beh, domandiamoci ogni tanto il perché, perché la colpa è fondamentalmente di tutti.

In ogni caso, Villabassa e la Dolomiti Superbike erano rimaste pressoché uguali a vent’anni prima. Non come infrastrutture, sia chiaro, ma come spirito di una manifestazione fatta prima di tutto per gli amatori e gli appassionati.

Contro le mode, senza snaturarsi

Le nuove generazioni hanno sempre un po’ snobbato questo evento per il percorso molto scorrevole. Ma Kurt Ploner non si è mai sognato di inseguire le mode che hanno tagliato le gambe a questo sport.
Ha sempre mantenuto un evento duro sì, lungo sì, ma aperto a tutti, senza mai estremizzare nulla nella sua bellezza.

Ed ecco perché la Dolomiti Superbike è stata, fino al suo ultimo ballo, quell’evento internazionale ma pieno di semplicità: chi organizza sta in mezzo alla gente, parla poco davanti alle telecamere e lavora molto, saluta gli atleti e si scatta foto insieme. Una macchina organizzativa al limite della perfezione assoluta, dove un’intera comunità si univa per la realizzazione dell’evento. Un evento iconico e fortemente promozionale del territorio. Dicono che i tirolesi siano freddi e distaccati. Beh, probabilmente non siete mai stati alla Dolomiti Superbike.

E se qualcuno si chiede come un evento organizzato “fuori dal mondo”, incastonato tra le montagne, in un paesino di poco più di mille anime, sia diventato un evento mondiale con il record di 5.000 iscritti negli anni, la risposta sta nella gente che abita quel luogo.

Molte gare muoiono nelle nostre zone perché un gruppo organizzatore vuole promuovere il territorio con il proprio evento e si trova a combattere con associazioni vicine gelose, privati disinteressati, commercianti che polemizzano per le strade chiuse e amministrazioni spesso sorde e cieche.

Tutte cose che a Villabassa non ci sono mai state. E i risultati erano sotto gli occhi di tutti.

Cara Dolomiti Superbike, difficile dirti addio

La Dolomiti Superbike ci mancherà tanto. È stato un evento cresciuto senza marketing, spinto dall’irrefrenabile passione di chi lo organizzava, in un momento in cui la mountain bike era semplicemente una bici da montagna.

Non una moda, non un motore, non un mezzo dove sfogare le proprie frustrazioni, ma un modo per condividere, stare bene con se stessi, con la natura e con chi, di fianco a noi, pedalava e faceva fatica…

Cara Dolomiti, ci mancherai