Sembra che, negli ultimi tempi, molte testate giornalistiche di settore non vedano l’ora di pubblicare articoli che evidenziano una presunta crisi del settore agonistico. Basta l’annullamento di una manifestazione e, due minuti dopo, la notizia è già su tutti i siti. Peccato che lo stesso trattamento non venga riservato alle manifestazioni che resistono e, in alcuni casi, crescono.

In quel caso, alcune testate – di solito le più accreditate – si limitano a pubblicare qualche comunicato stampa, per lo meno i più importanti; altre, invece, restano blindate dietro a un listino prezzi prettamente commerciale. Peccato però che una cosa sia la notizia commerciale e promozionale, e ben altra sia il comunicato stampa: due ambiti distinti, almeno nel giornalismo.

Che dire poi degli articoli acchiappa-like, dove si decreta la morte di un settore inserendo, immancabilmente, spunti commerciali all’interno del racconto? Tutte dinamiche che non aiutano né gli organizzatori, né quelle squadre – spesso in difficoltà – con atleti élite costrette a sopravvivere con sempre meno sponsor.

Atleti sotto pressione: il costo della performance in MTB

Ne parla MTB Magazine, in un interessante articolo di attualità, citando le storie di Jacopo Billi e Samara Maxwell. Il primo ancora animato dalla voglia di correre, nonostante le mille difficoltà contrattuali; la seconda che, da dominatrice, sceglie invece di fermarsi per un anno sabbatico, satura del costo energetico necessario per arrivare al vertice e, soprattutto, per restarci. Una ricerca maniacale della performance psicofisica che porta al burnout anche atleti di altissimo livello.

Una dichiarazione forte, quella di Samara Maxwell, che però entra in netto contrasto con una decisione presa dalla Federazione Ciclistica Italiana solo poche settimane fa, quando di fatto è stata abbassata l’età agonistica da 13 a 8 anni. Un capolavoro, se si considera che molti giovani che si avvicinano a questo sport smettono dopo pochi anni, schiacciati da stress e pressioni, con un’adolescenza di fatto rubata.

Federazione ed EPS: una guerra che pagano i ragazzi

E cosa dire dei costi di gestione per chi vuole organizzare manifestazioni di MTB dedicate ai giovani? Il comitato organizzatore, anziché essere incentivato nella promozione giovanile, viene spesso gravato da costi fissi e sommerso da regolamenti, anche solo per far correre dei ragazzi in mezzo a un campo.

E delle inutili lotte tra Federazione ed EPS? Ha senso che un ragazzo tesserato EPS non possa correre una gara federale e viceversa? È accettabile che a un tredicenne venga negata la possibilità di correre vicino casa per una questione prettamente politica?

Sono solo alcuni dei temi sui quali il giornalismo sportivo potrebbe aprire vere rubriche di attualità. Perché se continuiamo tutti a ripetere che il settore è morto senza proposte risolutive, alla lunga rischiano di chiudere anche tutti quelli che ci lavorano attorno, giornali compresi…