Alla luce delle vicissitudini che stanno attraversando in modo negativo il nostro sport, desideriamo, come organizzazione presente in tutto il Centro Italia, esprimere e motivare le scelte che faremo in vista del 2026. Questa ASD, fin dalla sua nascita, è stata tesserata con ACSI Ciclismo. Abbiamo sempre riscontrato nell’Ente una particolare vicinanza al mondo amatoriale, trovando nel comitato provinciale e in Emiliano Borgna un’ampia disponibilità al dialogo e un costante supporto burocratico. Non da ultimo, i costi di affiliazione sono sempre stati contenuti, pur garantendo tutte le coperture assicurative previste: un ottimo incentivo per chi organizza eventi.
L’ESPERIENZA MATURATA CON GLI ENTI
Negli anni, tramite le società che collaborano con i nostri circuiti, abbiamo avuto modo di lavorare anche con altri Enti, come CSI, UISP e CSAIN, trovando in ciascuno di essi un buon rapporto di collaborazione. I giudici di gara presenti alle manifestazioni si sono sempre dimostrati cordiali e rispettosi del lavoro delle squadre di volontari impegnate nell’organizzazione.

L’ESPERIENZA MATURATA CON FCI
Abbiamo collaborato anche con FCI, sia in ambito Cross Country che nelle Granfondo, e ahimè non possiamo dire e sostenere le stesse cose.
L’approccio è spesso completamente diverso: molto più autoritario e poco in linea con un contesto di evento sì agonistico, ma comunque amatoriale. I costi, in primo luogo, sono molto più alti, pur con le medesime coperture assicurative. Inoltre, l’iter burocratico per l’autorizzazione dell’evento è assai più complesso rispetto a quello richiesto da un EPS.

Negli anni passati ci siamo trovati ad affrontare situazioni paradossali: atleti squalificati perché indossavano una action cam per riprendere le proprie avventure, pur non essendo minimamente coinvolti nelle posizioni di vertice della classifica; atleti ai quali è stato negato il pettorale di gara nonostante perfettamente in regola con certificato medico, chip e tesserino, ma non registrati tramite Fattore K.
Nell’ultimo anno ci è stato vietato di installare archi gonfiabili che, oltre a fornire indicazioni utili agli atleti, servono anche agli organizzatori per adempiere a contratti pubblicitari. In alcuni casi, sono stati minacciati organizzatori con sanzioni superiori ai 500 euro. Durante un evento ci è stato imposto di installare l’arco un metro dopo la linea d’arrivo perché “così era fuori percorso”, come se un metro prima fosse una struttura pericolosa e un metro dopo no.
Insomma, una convivenza spesso non in linea con lo spirito amatoriale di manifestazioni gestite da volontari.
Ci teniamo comunque a precisare che questi episodi rappresentano singoli casi: in molti eventi abbiamo incontrato giudici più elastici e collaborativi, ma purtroppo si tratta di una minoranza.
TEMPI E MODALITÀ SOSPETTE
Come già evidenziato, anche noi riteniamo che i tempi e le modalità di questa rottura siano stati pianificati a tavolino: prima con un aumento dei costi di tesseramento FCI, poi con la rottura della convenzione.
Perché interrompere una convenzione a due mesi dalla sua naturale scadenza, a stagione ormai conclusa? Perché non avviare un dialogo con l’EPS ACSI in queste settimane, per trovare una soluzione in vista del 2026?
Domande che, ad oggi, restano senza risposta.

Il comportamento della FCI appare, a nostro avviso, irrispettoso non solo nei confronti di ACSI, ma soprattutto degli sportivi, che in questo momento si trovano spaesati e privi di punti di riferimento.
LE CAUSE DI UNA ROTTURA CHE NON COINVOLGE LA MTB
Il tanto discusso tema dei 120 km apre un capitolo di riflessioni, delle quali elenchiamo solo alcuni dubbi principali.
Innanzitutto, questo vincolo riguarda solo il settore strada: perché, dunque, dovrebbe coinvolgere anche la MTB?
E poi: per quale motivo fissare il limite proprio a 120 km? Esistono forse evidenze scientifiche che stabiliscono che una gara più lunga debba per forza appartenere a una categoria diversa rispetto a una più corta?
Inoltre, 120 km sulle Alpi sono realmente paragonabili a 120 km in Pianura Padana?
E infine: le gare sotto i 120 km devono essere considerate di “serie B”?
Domande legittime, ma che ad oggi non hanno ricevuto alcun chiarimento.
CONCLUSIONI
Il settore federale ha come obiettivo principale la promozione giovanile e il professionismo. Il settore amatoriale, invece, non può avere lo stesso approccio del mondo professionistico: è per questo che gli EPS svolgono un ottimo lavoro di supporto alle società e agli atleti. Il lavoro di regolamentazione della FCI è molto importante e per questo deve essere ponderato nelle esigenze e rapportato alle realtà del mondo amatoriale di ogni disciplina.
La sicurezza dell’evento è già responsabilità degli organizzatori, come previsto dalla normativa italiana e dai nulla osta e autorizzazioni rilasciati da enti, province e regioni. Non troviamo quindi alcuna motivazione logica a questa rottura, se non di carattere economico.
Per tutti questi motivi continueremo, come ASD, ad affiliarci ad ACSI Ciclismo anche per il 2026, sostenendo atleti e organizzatori.
Ci riserviamo inoltre la possibilità di affiliare la ASD con un doppio tesseramento presso un altro EPS riconosciuto dal CONI, per garantire la piena partecipazione degli atleti agli eventi da noi appoggiati.
Non prenderemo invece in considerazione, almeno per ora, l’affiliazione con FCI, fino a quando non dimostrerà di voler essere parte attiva – e non solo di controllo – del mondo amatoriale.
ASD Bike-Advisor
