E’ triste dirlo ma è cosi! Andare in bici è un’area ad elevato rischio, con un indice di mortalità pari a circa 1,1 morti ogni 100 incidenti, cioè il doppio rispetto agli automobilisti (fonte ANIASA+4). Dopo l’ultima strage di ciclisti nel barese di agosto 2025 è bene riflette sui reali rischi che ogni giorno noi appassionati affrontiamo per praticare la nostra passione o semplicemente per sostituire la mobilità sostenibile all’auto e ogni anno ne muoiono tanti come in una Granfondo.

Dati allarmanti di una strage silenziosa

Nel 2019 sono stati 253, nel 2021 sono stati 229. Nel 2022 si è registrato il minimo di 205 morti, mentre nel 2023 questi dati sono rincominciati a salire. Proprio stamattina, domenica 03 agosto 2025 l’ANSA ha pubblicato un report da bollettino di guerra sui morti tra i ciclisti nei primi 6 mesi del 2025: ben 130. Numeri che saranno destinati inevitabilmente a salire.

Gli incidenti? E’ colpa di tutti, anche nostra

La causa è ormai nota a tutti. Da una parte ci sono più praticanti con una viabilità dedicata ancora molto arretrata rispetto ai nostri vicini europei. Dove ci sono le piste ciclabili spesso non sono idonee, piene di intersezioni a raso, sporche, mal curate. Dove non ci sono (l’80% dei casi) il ciclista è obbligato a condividere la sede stradale con migliaia di auto, guidate da noi sempre più distratti da tecnologia, telefoni e fretta di spostarci da un posto all’altro nel nostro mondo iper produttivo della società odierna.

Apparte qualche slogan e tanta voglia di cambiare le cose, però le cose non cambiano. La realtà è che cambiare le infrastrutture di viabilità è altamente costoso e spesso i progetti sono fatti da chi in bici non ci è mai salito. Cosa che non succede da altre parti.

Italia fanalino di coda UE

Secondo ISTAT, le città italiane (capoluoghi e città metropolitane) hanno una media di 2,8 km di ciclabili per 10.000 abitanti. Volete sapere gli altri? Helsinki 20 km, Amsterdam 15 km, Copenaghen 9 km.

Secondo uno studio su città smart dell’UE, l Italia ha una lunghezza media di piste ciclabili pari a 343 km per città, con 0,35 km per abitante (2% della rete stradale) (Fonte Icona Clima+1ADUC+1) che a confronto con alcuni stati dell’UE rappresenta il fanalino di coda. Danimarca: 970 km/città; 0,58 km per abitante (14% strada) – Germania: 868 km/città; 1,59 km per abitante (8%) – Francia: 359 km/città; 0,63 km per abitante (8,7%) – Svezia: 1.456 km/città; 3,24 km per abitante (17%).

L’Italia registra un rapporto di mortalità tra ciclisti per km pedalati più alto di qualsiasi altro paese UE: 5,1 morti per 100 M km rispetto a valori tra 0,9 e 2,9 negli altri stati.